sabato 1 giugno 2013

Per dire addio al pannolino ...

Innanzi tutto bisogna sfatare il mito delle nonne che raccontano di aver messo sul water il proprio figlio all’età di 8 mesi. In realtà il fatto che il bambino facesse pipì era una pura coincidenza! Perché sia autonomo un bambino dopo 18 mesi dovrebbe essere:

  • trovato asciutto dopo il sonno,

  • messo immediatamente sul vasino in modo che, sentendo la vescica piena, abbia la sensazione di sollievo che la fuoriuscita di pipì provoca.

Il successo dell’addestramento al vasino non dipenderà solo da quanto sia pronto il bambino, ma anche da quanto lo siate voi. Talvolta i bambini sono pronti, ma gli adulti vivono come un incubo questo momento generando ansia nei piccoli. Non è pertanto, consigliabile iniziare l’addestramento nel caso in cui non abbiate il tempo per dedicarvi al cento per cento a tale compito. Per far si che il passaggio dal pannolino al vasino avvenga in modo rapido e con successo è molto importante essere mentalmente sereni in modo da potersi concentrare per il tempo necessario alla riuscita del compito. Con un atteggiamento positivo e, se il momento è quello giusto, dovreste riuscire nell’impresa in una settimana.



E ancora ...
  • Quando cominciare ...
  • ...e cosa serve
  • L'importanza della motivazione.
  • Come fare durante i primi giorni.
  • Pipì a letto, regressione e paura della popò.
  • Consigli pratici.
  • Bibliografia e testi consigliati
Tutto questo e altro ancora al seminario (online)
"Per dire addio al pannolino ... addestramento al vasino".



sabato 25 maggio 2013

Quando arrivano i primi capricci …

L’età dei capricci comincia proprio intorno ai due anni ed è assolutamente fisiologica: il bambino usa in queste occasioni il massimo  della sua potenzialità fisica (urla,scalcia, morde,graffia, tira i capelli, trattiene il fiato e diventa viola), però non lo fa mai con intenzioni cattive ma solo perché non sa esprimersi in un altro modo. In generale, i bambini iniziano a fare i capricci, in modo consapevole, dopo i due anni, cioè quando il loro sviluppo cognitivo permette di iniziare a distinguere 'io' e tu e a sperimentare alcune abilità importanti: nel linguaggio, nel movimento, nella manipolazione di oggetti, nel controllo autonomo di diverse funzioni. In questa fase i bambini hanno bisogno di esplorare anche oltre i limiti che noi vorremmo imporre. Spesso dunque certi comportamenti sono il loro modo di testare fin dove possono spingersi, fino a dove si è allargato il loro potere, soprattutto nei nostri confronti. Noi li chiamiamo capricci e possiamo citarne una gamma molto ampia: quando un bambino rifiuta di mangiare, quando non si vuole vestire, quando non si vuole mettere le scarpe, quando non le vuole allacciare, quando non vuole restituire il giocattolo di un altro bambino, quando non vuole alzarsi da terra, quando non vuole sedersi nel seggiolino, e chi più ne ha più ne metta.

La lista potrebbe essere lunghissima, ma il punto fondamentale per ogni genitore è capire che con i capricci i bambini cercano di dire qualcosa.

Stanchezza, sonno e fame, arrivo della febbre o di una malattia esantematica, richiamo di attenzioni, reazioni a divieti e regole eccessive, bisogni di tipo psicologico, competizione o gelosia nei confronti di un fratello o sorella, richiesta di aiuto per cause esterne, genitori troppo stressati, sono queste le cause principali dei capricci.

Quando un bimbo esplode in capricci, papà e mamma devono tenerne conto: la parte emozionale del cervello infantile è in via di sviluppo. E pertanto, ancora incapace di svolgere appieno la funzione di controllare la loro emotività.
Il caso tipico è quello che la letteratura anglosassone riassume con la parola latina “tantrum”. Si tratta del classico circolo vizioso in cui il bambino parte con un capriccio di cui diventa esso stesso vittima.

La manifestazione isterica del capriccio prende il sopravvento sulla causa iniziale, e ad alimentare pianti e grida è adesso la perdita del controllo della situazione da parte del bambino stesso. In una progressione sempre più disperata. Sono le situazioni più critiche, in cui ogni tentativo di intervento, sia esso dolce oppure deciso, pare avere il solo effetto di amplificare gli effetti, anziché placarli. Se la perdita di controllo è il problema che sempre più spesso si verifica, ecco alcune semplici regole per superarla:

Mantieni sempre la calma. Non urlare altrimenti il bambino si agiterà di più. Ricorda che per i piccoli non è facile ricomporsi.

Mantieni le posizioni: se il piccolo capisce che prima o poi cederai è la fine. Mantieni il punto! Se è NO deve essere NO! Sposta l’attenzione su qualcosa di diverso, magari di più rilassante da fare insieme.

Ignoralo. Se non si mette in una situazione di vero pericolo, non reagire. E' la chiave per eliminare un comportamento indesiderato.

Evita di dilungarti in lunghe spiegazioni del perché non deve fare una cosa.

Attenzione alla stanchezza! Se osservi bene noterai che i tantrums avvengono quando il bambino è stanco. Quando lo vedi arrabbiato o nervoso, fagli fare un pisolino o proponigli un’attività rilassante (coccolandovi sul divano o sul letto, leggendo una favola, ecc.)

Dedicagli del tempo. Spesso i bambini hanno i tantrums perché vorrebbero la nostra attenzione. Quando un bambino ha bisogno di stare un po' con la mamma o con il papà, spesso il tantrum diventa il suo modo per dircelo.

Cerca qualcuno che possa darti il cambio quando senti di non farcela: è fondamentale perché i tantrums esplodono maggiormente quando si è stanchi o occupati.

Sforzati di capire e interpretare il capriccio e ricorda SEMPRE chi è l’adulto.

Non tirare la corda. Se tuo figlio è già stanco non andare in giro per comprare “altre due cosette”, altrimenti il tantrum è assicurato!

Dimostra il tuo amore. Una volta passato il momento critico dimostra che gli vuoi bene e lo capisci.

Parla! Magari pensi che sia difficile che a 18-20 mesi ti capisca, ma il tono della voce, l’espressione del tuo volto e il modo in cui spiegherai perché non deve avere quelle reazioni lo aiuteranno a comprendere.



Per approfondimenti, richieste o consulenze lascia un post!

sabato 11 maggio 2013

Auguri a tutte le mamme, ma soprattutto alla mia!

Ricordando i preparativi per la festa della mamma quando ero bambina, mi viene subito in mente questa deliziosa canzone dello Zecchino D'Oro che ancora una volta oggi dedico alla mia  mamma con tanto amore!


Ho fatto un mazzolino,

coi fiori del giardino,
li ho colti stamattina,
insieme al mio papà.

Sono i fiori per la tua festa,
cara mamma eccoli qua.

Una rosa perchè ti voglio bene,
una viola perchè sarò ubbidiente,
un papavero, non so perchè,
un non ti scordar di me.

Un mughetto insieme ad un gelsomino,
da quest’oggi sarò sempre più buono,
una primula vuol dire che,
il primo pensiero sei per me.

Qualche ciclamino,
perchè dimentichi che sono biricchino,
un girasole, una margherita,
perchè tu sei il fiore della vita.



giovedì 22 novembre 2012

LA SETTIMANA DEI DIRITTI DEI BAMBINI

Prima che la settimana dei diritti dei bambini finisca vorrei lasciare una poesia per ricordare con affetto tutti bambini stranieri che ho incontrato in questi anni di insegnamento.

IL TRENO DEGLI EMIGRANTI

Non è grossa, non è pesante
la valigia dell'emigrante ...
C'è un pò di terra del mio villaggio,
per non restare solo in viaggio ...
Un vestito, un pane, un frutto,
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l'ho portato:
nella valigia non c'è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuole venire.
Lui resta, fedele come un cane,
nella terra che non mi da pane:
un piccolo campo, proprio lassù ...
Ma il treno corre: non si vede più


G.Rodari -Filastrocche in cielo e in terra-

sabato 6 ottobre 2012

Se i bambini vivono con l'ostilità, imparano a combattere

Vivere in un'atmosfera aggressiva fa sentire i bambini vulnerabili. Alcuni reagiscono diventando violenti, altri hanno paura di litigare ed evitano ogni tipo di conflitto, persino quelli più lievi. Tutti questi comportamenti possono facilmente essere osservati durante la ricreazione in una qualsiasi scuola elementare. Un modello di comportamento aggressivo in famiglia insegna ai bambini che azzuffarsi è una necessità, che la vita è una battaglia o che sia sempre necessario combattere per sopravvivere. Il modo in cui i genitori e gli altri adulti di riferimento risolvono i conflitti e affrontano le crisi è sotto gli occhi dei bambini che così imparano come comportarsi in situazioni conflittuali: con aggressività o con dialogo e propositi costruttuvi.
Anche i bambini, come gli adulti, hanno il diritto di riconoscere ed esprimere i loro sentimenti, rabbia compresa. Questo non significa però che abbiano il diritto di fare male agli altri o danneggiare le cose. Alcuni comportamenti aggressivi come botte, calci, morsi e spinte, non sono tollerabili e dovrebbero essere puniti. I più piccoli, in particolare, hanno bisogno di aiuto per imparare ad esprimere i sentimenti con le parole più che con le azioni.; ma il modo in cui gli adulti affrontano i sentimenti di impazienza, ostilità e rabbia è un esempio molto più efficace  delle parole. Per la maggior parte delle persone i sentimenti di ostilità vanno e vengono come il brutto tempo. E' facile considerare la frustrazione come qualcosa che capita e su cui non si ha nessun potere, proprio come il tempo. Se invece, si riuscisse a capire le reazioni, si potrebbe cominciare a riflettere su come viene favorito il loro insorgere. Quanto più si riesce a tenere a bada la rabbia in modo fantasioso e costruttivo, tanto più alta è la probabilità che i sentimenti di ostilità non portino a scontri diretti e distruttivi.
E' estremamente importante affrontare questi sentimenti al loro insorgere, prima che diventino impetuosi.  E' molto più semplice, infatti, contrastare l'irritazione che la rabbia in piena. In quest'ottica diventa essenziale dimostrare ai bambini che la rabbia non è un nemico che bisogna ignorare, o a cui bisogna opporre resistenza, ma una sorta di energia da trattare in modo creativo. 

Cosa ne facciamo di questa energia e come la indirizziamo, è importante per gli adulti, per i bambini e per la salute e il benessere della famiglia. 

("I bambini imparano quello che vivono" di D. Law Nolte)

martedì 2 ottobre 2012

FESTA DEI NONNI

I nonni sono un grande tesoro: lo scrigno prezioso dei ricordi più belli, il porto sicuro dove ancorare le navi ancora incerte dei nostri bambini.

venerdì 14 settembre 2012

Inserimenti: pensieri liberi.

Settembre è iniziato da quindici giorni e con esso anche il nido e gli inserimenti di bambini che per la prima volta si staccano dai genitori e di famiglie che per la prima volta affidano i loro figli ad estranei. Comprensibili ansie e dolori da separazione, soprattutto per quelle mamme che hanno trascorso più tempo con i loro cuccioli; ma talvolta ci si imbatte in situazioni davvero grottesche. Mamme che dovrebbero confortare i propri figli e invece piangono singhiozzando mentre le educatrici cercano di prendere i piccoli dalle loro braccia, papà che telefonano quattro o cinque volte al giorno per chiedere di controllare se il numero di telefono lasciato sia corretto, nonne che non vedono l'ora di liberarsi le braccia, e poi le richieste più disparate. C'è chi chiede di sapere la marca dell'olio o dell'acqua utilizzati dalla cucina del nido, c'è chi arriva con buste piene di giochi perchè solo "quelli" riescono a calmare il bambino, c'è chi decide che il primo giorno è quello adatto per togliere il pannolino e lasciare il ciuccio! Soprattutto ci sono tante famiglie che rifiutano l'inserimento pensando che hanno ormai finito le ferie disponibili e non sanno a chi lasciare i pargoletti! Tutto questo senza mai pensare davvero con la testa del bambino che si ritrova improvvisamente catapultato in un ambiente con orari, abitudini, regole e persone totalmente diverse da quelle che conosce. Dopo uno o due mesi trascorsi in famiglia rientrano anche i bambini che già frequentavano l'anno precedente. I genitori di questi ultimi sono più fiduciosi e si aspettano rapidi progressi, senza considerare che trenta o sessanta giorni trascorsi insieme sono più che sufficienti per rinsaldare il legame di attaccamento naturalmente presente tra madre e figlio. Così tra i pianti dei bambini di 16 mesi ancora allattati al seno che improvvisamente si ritrovano senza mamma, senza seno, senza ciuccio, senza latte e le ansie (talvolta estremamente ingiustificate) dei genitori, si parte con questo nuovo anno educativo. Le giornate sono pesanti, i bambini assorbono tutte le nostre energie. Poi non si lavora solo con loro e quando anche l'ultimo è andato via (si spera in orario) si comincia con il ripristino delle stanze, si rimettono a posto tutti i giochi, si sterilizzano i ciucci, si scrivono le cose essenziali accadute in sezione durante la giornata. Si arriva a casa provati, sperando che domani sia un giorno migliore! Poco alla volta poi avviene il grande passo: i bambini si tranquillizzano e con loro anche i genitori. Le educatrici si rasserenano e con loro anche assistenti, responsabili e tutte le altre figure che ruotano attorno ad esse. Giorni di fuoco che sembrano infiniti, che passano via e vengono dimenticati con la stessa rapidità con cui trascorrono le vacanze estive. Sopravvivere con pazienza e passione a questi giorni di confusione e pianti di disperazione è come affrontare un particolare "battesimo di fuoco"!