domenica 9 ottobre 2016

Quando i bambini rifiutano il cibo

Il bisogno e il desiderio di mangiare si instaura, cresce, si radica e si attesta nella relazione duale madre-bambino e, più in là, bambino-gruppo familiare. Per considerare gli aspetti affettivi e sociali in relazione al tema dell’alimentazione è importante evidenziare sia i vissuti dei genitori che quelli del bambino.
Il cibo rappresenta la prima forma di rapporto che il bambino instaura con il mondo circostante e, in quanto tale, diventa uno strumento comunicativo di notevole forza. Attraverso il rifiuto del cibo, così come con l’eccessivo interesse per esso, il bambino esprime un disagio intenso, una fortissima rabbia che magari non riesce a comunicare in altro modo. Talvolta digiunare è un modo di protestare: basti pensare che anche gli adulti digiunano per protesta, per tristezza, per rabbia. Bisogna considerare che, attraverso l’allattamento, ma anche dopo, nel periodo dello svezzamento, la mamma trasmette al bambino non solo latte e cibo, ma anche emozioni e sentimenti, che in alcuni casi possono essere, ad esempio, ansie e senso di colpa (ad esempio perché costretta a separarsi dal proprio bambino per riprendere il lavoro). Bisogna tenere conto, poi, del fatto che i bambini imparano prestissimo a capire che il cibo, essendo al centro delle preoccupazioni materne, può diventare un’arma potentissima e di grande efficacia “contrattuale”. I bambini sanno benissimo che rifiutare la pappa può rappresentare uno strumento comunicativo per dire “NO” (non solo al cibo) molto più efficace e potente di quanto non sia un pianto disperato o il semplice uso delle parole.
Quando un bambino comprende il potere del cibo, potrebbero crearsi pericolosi meccanismi di ricatto nei confronti dell’adulto e innescarsi comportamenti scorretti per attirare l’attenzione.
Come comportarsi?
La cosa più importante è, come sempre, cercare di capire se il rifiuto è legato a problematiche nel rapporto-madre bambino presenti fin dalle prime fasi della relazione, se coincide con l’inizio dello svezzamento, se è parte integrante di quella fase della crescita in cui il bambino dice di no a tutto. Risulta opportuno anche analizzare se le difficoltà alimentari rappresentino una modalità del bambino di esprimere l’ansia (ad esempio nei confronti di conflitti fra genitori, malattie, problemi economici), come reazione ai distacchi (ripresa del nido dopo le vacanze, inizio della scuola ecc…). Così come accade agli adulti, anche i bambini, talvolta vivono degli stati d’ansia tali da non riuscire a “mandar giù” nulla!
Bisogna evitare che la tavola diventi un campo di battaglia in cui ci si scontra per un piatto di pasta. Sarebbe opportuno domandarsi che tipo di messaggio o di sfida ci sta lanciando il bambino che rifiuta il cibo che abbiamo cucinato con tanto amore per lui. Se la situazione peggiora e il rifiuto si protrae, è importante non scoraggiarsi e consultare un esperto che possa dare una mano. Sarà lui/lei ad indicare la strada migliore da seguire.
Tutti i genitori si preoccupano che i loro bambini non mangino abbastanza. Tuttavia, costringere un bambino a mangiare è il modo migliore per rafforzare il suo atteggiamento di opposizione. E’ meglio adottare un atteggiamento positivo togliendo l’alimento rifiutato senza dare l’impressione di essere contrariati e passare alla portata successiva. Tutte le iniziative che mirano a obbligarli a mangiare, anche le più comuni e divertenti come l’aeroplanino con il cucchiaio, portano i bambini a sentirsi presi in giro e a diffidare del cibo. Inoltre, se si è certi che il bambino abbia consumato, in porzioni adeguate all’età, colazione, spuntino, pranzo e merenda, è possibile anche soprassedere al fatto che talvolta a cena non mangi un pasto completo, ma voglia solo “mangiucchaire” e assaggiare.
Ad ogni modo bisogna tenere a mente, per qualsiasi età, i tre ingredienti base necessari per mangiare bene:

1.       Una buona dose di routine: mangiare seguendo orari regolari è indispensabile. Per aver appetito è necessario aver fame!
2.      Una manciata di buonumore: l’atmosfera rilassata, la varietà dei piatti e il modo di presentarli, sono abitudini importanti fin da piccolissimi.
3.      Tempo q.b. perché … mangiare piano è alla base di una buona condotta alimentare e consente al cervello di ricevere i segnali di sazietà.


venerdì 26 agosto 2016

All'asilo più sereni. Piccola guida ai primi distacchi.

Per i bambini, l’inizio dell’asilo e della scuola rappresenta un momento di socializzazione fondamentale, ma anche un momento di dolorosa separazione dall’ambiente familiare.
Questo doloroso distacco non riguarda solo i piccoli, ma quasi sempre anche i genitori, soprattutto le mamme. Quanto più questo sentimento inconscio è forte, tanto più i bambini avranno difficoltà a “staccarsi”. Cosa fare?
La cosa più importante è certamente domandarsi se questa paura inconsapevole esiste e traspare coinvolgendo anche involontariamente il bambino quando lo lasciamo all’asilo e, in tal caso lasciarsi consigliare da un esperto o, semplicemente, dal personale del nido o della scuola.
Per evitare che un momento così importante per la crescita del nostro bambino diventi un ostacolo allo sviluppo della sua autonomia, ecco 10 consigli:
-Analizzate i sentimenti che provate rispetto al distacco e chiedetevi quanto influenzano il suo atteggiamento verso le separazioni.
-Cercate di controllare il vostro sguardo ansioso o sconsolato: vedere mamma che si agita rende ancora più triste il vostro bambino.
-Non sommate alla comprensibile ansia di vostro figlio, la vostra.
-Parlate con educatrici e maestre: vi convincerete del fatto che la maggior parte dei bambini smette di piangere nel giro di qualche minuto.
-Utilizzate il tragitto casa-asilo per descrivere le tappe della sua giornata soffermandovi sul rientro a casa e indicandogli chi andrà a riprenderlo e a che ora.
-Quando andate via mentre ancora sta piangendo, fatelo in modo positivo, fiducioso: vedendovi sereni e fermi, comprensivi ma non disposti ad essere ricattati, si rincuorerà sul fatto che è al sicuro. Non andate mai via di nascosto, ma salutatelo e rassicuratelo dicendogli che andrete a riprenderlo.
-Concordate, se possibile, l’ambientamento con cura facendo in modo che il primo distacco sia graduale.
-Evitate di fare confronti con i bambini che non piangono. Ogni bimbo ha i suoi tempi e le sue reazioni.
-Fategli portare all’asilo il suo orsacchiotto preferito o un oggetto a cui è affezionato: fungerà da “ponte” tra asilo e casa.
-A casa ricordategli spesso il nome di amichetti e degli adulti che incontra e che incontrerà il giorno successivo all’asilo/scuola: serve a creare nel bambino una mappa rassicurante di punti di riferimento. Non cedete alla tentazione di tenerlo a casa durante il periodo dell’ambientamento: la continuità è fondamentale.




domenica 20 settembre 2015

Dialogo silenzioso di una mamma con il suo bimbo prima di andare al nido

Mamma - "Domani ti porterò al nido per la prima volta, ti guardo e mi chiedo: sapranno prendersi cura di te? Io che ti ho portato in grembo, che ti ho messo al mondo e ho imparato a conoscerti, riconosco il tuo pianto per fame o per le colichette...so quando hai sonno; so cosa mi chiedi"...
Bimbo - "Mamma,  se ti fidi e sei tranquilla, anch'io saprò fidarmi e non avrò paura. Mi lasci con persone che amano i bambini, che hanno studiato e continuano a studiare per capire cosa è meglio per me e per gli altri. Accudiscono ed educano ogni anno tanti bambini, forse anche loro riusciranno a capire il mio strano linguaggio fatto di pianto, risate e gorgoglii".
Mamma - "Dipendi ancora da me. Per mangiare hai bisogno di me, ti addormenti serenamnete attaccato al mio seno. Ti abbandoni tra le mie braccia e il tuo viso si distende".
Bimbo - "Non sarà facile cambiare abitudini ma tu, mamma, aiutami a conoscere altri modi di dormire; magari accarezzandomi dolcemente stendendoti accanto a me e ascoltando la musica del nostro carillon preferito".
Mamma - "Temo che non vorrai mangiare, perchè finora ti ho nutrito solo io con il mio latte e non ho idea di come reagirai al biberon o al cucchiaino. E se non lo volessi"?
Bimbo - "E' probabile che un nuovo modo di mangiare, insieme ad altri bambini e a persone nuove mi spaventi, ma tu puoi fare per me una cosa molto importante: vivere insieme  le mie prime volte! Proviamo insieme il  biberon con il nuovo latte o dammi tu per prima la frutta frullata, così ti guarderò negli occhi mentre mi incoraggi e non mi sentirò spaesato e spaventato quando sarò al nido".
Mamma - "E se qualche bambino vorrà i tuoi giochi e, togliendoteli dalle mani, ti farà male"?
Bimbo - "Allora imparerò a condividere e a saper gestire la frustrazione"
Mamma - "E se, trascorrendo al nido gran parte della giornata, ti legherai alle ducatrici e ti affezionerai ad una di loro amandola più di me"?
Bambino - "Mamma, ora e per sempre, nessuna potrà prendere il tuo posto nel mio cuore! Tienimi per mano e guidami alla scoperta della Vita"!

domenica 23 marzo 2014

Il ciuccio: croce e delizia dei bambini!

Il ciuccio risponde al naturale istinto del bambino di succhiare, che è per lui un bisogno primario perché legato alla nutrizione; aiuta i neonati a riprodurre sensazioni piacevoli, di tranquillità favorendo il rilassamento e stimolando la capacità di auto consolazione. Mitiga e rende più sopportabili, infatti, i momenti di distacco dalla madre, perché il piccolo impara a tranquillizzarsi da solo attraverso un'azione che lo riporta a uno stato di benessere. Procura sollievo, aiuta ad allontanare le paure e a controllare il senso di solitudine.
 Numerosi studi dimostrano che l'uso del ciuccio può proteggere dal rischio di morte in culla (SIDS) perché, succhiando, il neonato non incorre nelle apnee notturne. Questo però non vuol dire che quando dorme deve per forza prendere il ciuccio, anzi, bisogna sforzarsi di non correre a rimetterglielo in bocca ogni volta che lo perde nel sonno, perché se un bimbo perde il succhiotto mentre sta dormendo e non si sveglia piangendo, evidentemente non ne sente il bisogno.
Man mano che il bambino cresce, durante il periodo della dentizione, il ciuccio porta sollievo e attenua i dolori dei primi dentini.
Nonostante gli effetti benefici del ciuccio, alcuni bambini lo rifiutano da subito. In questo caso meglio non forzarli come si vede fare ad alcuni genitori che provano ad  immergere il ciuccio in zucchero o miele affinché i figli lo prendano più volentieri: se non lo vogliono, non è necessario utilizzare l'inganno! E se questa motivazione non è sufficiente, basti pensare che tale abitudine favorisce la formazione della carie.
Il distacco dal ciuccio rappresenta un punto delicato della crescita del bambino. Il bimbo investe il ciuccio di una serie di significati che lo rendono più forte e sicuro di sé. Separarsene vuol dire rinunciare a un tipo di sicurezza per raggiungerne un’altra. I bambini, infatti, amano la routine e le abitudini, e il ciuccio rappresenta una delle routine che i bambini preferiscono. Il ciuccio aiuta il bambino a rilassarsi nel momento della nanna e a sopportare situazioni difficoltose come la frustrazione e la separazione dalla mamma. L’abbandono del ciuccio può essere un processo graduale più che un’interruzione immediata. Per questo motivo è importante che il distacco sia lento e soprattutto che sia condiviso dal bambino. Sono assolutamente sconsigliate le separazioni improvvise: il piccolo potrebbe incontrare difficoltà nell’affrontare un cambiamento così repentino e diventare nervoso e insofferente. Il tempo di utilizzo del ciuccio dovrebbe essere lentamente ridotto. Quando il bambino riesce a rimanere senza ciuccio per tutta la giornata, è possibile proporre un distacco dall’oggetto per la notte.
 
Il distacco dal ciuccio, così come altri importanti cambiamenti, va proposto in un momento di tranquillità, privo di altre situazioni instabili o cambiamenti recenti (nascita di un fratellino, separazione dei genitori, inserimento al nido ecc). Qualsiasi modo si scelga per dire addio “all’oggetto di consolazione”, l’importante è che il metodo sia condiviso e che non si passi da tutto a niente da un giorno all’altro.Toglierlo di punto in bianco provocherebbe un senso di tristezza e di nervosismo; il bambino comincerebbe a dimostrare inappetenza, insonnia e profonda irritabilità. Detto questo è evidente che il ciuccio deve essere tolto in maniera progressiva e soprattutto pianificando un patto, una sorta di accordo tra voi e il bimbo. Potrebbe essere utile “accordarsi” con il bambino a non portare il ciuccio quando magari si esce, si va al parco a giocare o si intraprende qualsiasi altro tipo di attività che possa tenerlo adeguatamente impegnato. Il segreto è, infatti, tenere il bambino quanto più “indaffarato” possibile, facendogli capire che non in tutti i momenti della giornata ha bisogno del ciuccio. Accordandovi con il bambino sui momenti in cui vi può rinunciare, eliminarlo completamente sarà molto più semplice e meno traumatico.
Per incoraggiare il distacco graduale bisogna chiedere al bambino di svolgere delle mansioni “da grandi” che non si possono fare con il ciuccio. Tra le richieste che potete fare a vostro figlio ci dovrebbe essere sempre quella di parlare senza il ciuccio.
Mano a mano che il bambino riuscirà a privarsene nelle ore pomeridiane, si potrà cominciare a toglierlo anche di notte; basterà stare un po’ di più con lui prima che si addormenti, raccontargli una favola o cantargli una ninna nanna. Alla fine si riuscirà a farlo addormentare serenamente senza l’aiuto del ciuccio.
E’ importantissimo mantenere la decisione. Come per tutte le altre questioni che riguardano la vita di un bambino, è necessario che l’adulto si mostri accogliente rispetto ai bisogni, ma fermo e solido rispetto alle decisioni prese. Se si intraprende il percorso di separazione è importante stabilire una linea di condotta comune a coloro che si relazionano con il piccolo (dai nonni, agli zii etc.): un ripensamento dell’adulto di riferimento trasmette l’idea di reversibilità della separazione e rende molto difficoltoso il tentativo successivo....
Se vuoi approfondire l'argomento contattaci ( asiloisola@libero.it), prenota una consulenza o partecipa ai nostri seminari per genitori e educatori!


 

sabato 16 novembre 2013

Settimana dei diritti dei bambini

In occasione della settimana dei diritti dei bambini che inizierà martedì 19 Novembre, vorrei ricordare la Carta dei diritti dell'Infanzia.
Di seguito il testo della Carta dei diritti dei Bambini in versione integrale, riscritto da un gruppo di bambini di Palermo.
 
1.Bambino o bambina è ogni essere umano fino a 18 anni.
2.Gli Stati devono rispettare, nel loro territorio, i diritti di tutti i bambini: handicappati, ricchi e poveri, maschi e femmine, di diverse razze, di religione diversa, ecc.
3.Tutti coloro che comandano devono proteggere il bambino e assicurargli le cure necessarie per il suo benessere.
4.Ogni Stato deve attuare questa convenzione con il massimo impegno per mezzo di leggi, finanziamenti e altri interventi. In caso di necessità gli Stati più poveri dovranno essere aiutati da quelli più ricchi.
5.Gli Stati devono rispettare chi si occupa del bambino.
6.Il bambino ha diritto alla vita. Gli Stati devono aiutarlo a crescere.
7.Quando nasce un bambino ha diritto ad avere un nome, ed essere registrato ed avere l’affetto dei genitori.
8.Il bambino ha diritto al proprio nome, alla propria nazionalità e a rimanere sempre in relazione con la sua famiglia.
9.Il bambino non può essere separato, contro la sua volontà, dai genitori. La legge può decidere diversamente quando il bambino viene maltrattato. Il bambino separato dai genitori deve mantenere i contatti con essi. Quando la separazione avviene per azione di uno Stato (carcerazione dei genitori, deportazione, ecc.) il bambino deve essere informato del luogo dove si trovano i suoi genitori.
10.Il bambino ha diritto ad andare in qualsiasi Stato per unirsi ai genitori. Se i genitori abitano in Stati diversi, il bambino ha diritto di mantenersi in contatto con loro.
11.Il bambino non può essere portato in un altro Stato illecitamente. Tutti gli Stati si devono mettere d’accordo per garantire questo diritto.
12.Il bambino deve poter esprimere la propria opinione su tutte le cose che lo riguardano. Quando si prendono decisioni che lo interessano, prima deve essere ascoltato.
13.Il bambino ha diritto di esprimersi liberamente con la parola, con lo scritto, il disegno, la stampa, ecc.
14.Gli Stati devono rispettare il diritto del bambino alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione.
15.Il bambino ha diritto alla libertà di associazione e di riunione pacifica.
16.Il bambino deve essere rispettato nella sua vita privata. Nessuno può entrare a casa sua, leggere la sua corrispondenza o parlare male di lui.
17.Il bambino ha diritto a conoscere tutte le informazioni utili al suo benessere. Gli Stati devono: far fare libri, film ed altro materiale utile per il bambino; scambiare con altri Stati tutti i materiali interessanti adatti per i bambini; proteggere i bambini dai libri o da altro materiale dannoso per loro. 18.I genitori (o i tutori legali) devono curare l’educazione e lo sviluppo del bambino. Lo Stato li deve aiutare rendendo più facile il loro compito.
19.Gli Stati devono proteggere il bambino da ogni forma di violenza.
20.Lo Stato deve assistere il bambino che non può stare con la sua famiglia affidandolo a qualcuno. Chi si occupa del bambino deve rispettare le sue abitudini.
21.Gli Stati devono permettere l’adozione nell’interesse del bambino. L’adozione deve essere autorizzata dalle autorità con il consenso dei parenti del bambino. Se l’adozione non può avvenire nello Stato del bambino, si può fare in un altro Stato. L’adozione non deve mai essere fatta per soldi. 22.Gli Stati devono cercare di unire alla sua famiglia il bambino separato e, se non ha famiglia, lo Stato lo deve proteggere come qualsiasi altro bambino.
23.Il bambino svantaggiato fisicamente e mentalmente deve vivere una vita completa e soddisfacente. Gli Stati devono scambiarsi tutte le informazioni utili per migliorare la vita dei bambini disabili e devono garantire l’assistenza gratuita se i genitori o i tutori sono poveri. Inoltre bisogna fornire al bambino occasioni di divertimento.
24.Il bambino deve poter vivere in salute anche con l’aiuto della medicina.
25.Gli Stati devono garantire questo diritto con diverse iniziative: fare in modo che muoiano meno bambini nel primo anno di vita; garantire a tutti i bambini l’assistenza medica; combattere le malattie e la malnutrizione fornendo cibi nutritivi ed acqua potabile; assistere le madri prima e dopo il parto; informare tutti i cittadini sull’importanza dell’allattamento al seno e sull’igiene; aiutare i genitori a prevenire le malattie e a limitare le nascite. Il bambino che è stato curato deve essere controllato periodicamente.
26.Ogni bambino deve essere assistito in caso di necessità, di malattia o necessità economica, tenendo conto delle possibilità dei genitori o dei tutori.
27.Ogni bambino ha diritto a vivere bene. Gli Stati devono aiutare la famiglia a nutrirlo, a vestirlo, ad avere una casa, anche quando il padre si trova in un altro Stato.
28.Il bambino ha diritto all’istruzione. Per garantire questo diritto gli Stati devono: fare le scuole elementari obbligatorie per tutti; fare in modo che tutti possano frequentare le scuole medie; aiutare chi ha la capacità a frequentare le scuole superiori; informare i bambini sulle varie scuole che esistono.
29.Gli Stati devono controllare, anche, che nella scuola siano rispettati i diritti dei bambini. 30.L’educazione del bambino deve: sviluppare tutte le sue capacità; rispettare i diritti umani e le libertà; rispettare i genitori, la lingua e la cultura del Paese in cui egli vive; preparare il bambino ad andare d’accordo con tutti; rispettare l’ambiente naturale.
31.Il bambino che ha una lingua o una religione diversa, ha il diritto di unirsi con altri del suo gruppo per partecipare ai riti e a parlare la propria lingua.
32.Il bambino ha il diritto di giocare, di riposarsi e di svagarsi. Gli Stati devono garantire a tutti questo diritto.
33.Il bambino non deve essere costretto a fare dei lavori pesanti o rischiosi per la sua salute. Gli Stati devono approvare delle leggi che stabiliscono a quale età si può lavorare, con quali orari ed in quali condizioni. Devono punire chi non le rispetta.
34.Gli Stati devono proteggere il bambino contro le droghe ed evitare che sia impiegato nel commercio della droga.
35.Gli Stati devono proteggere il bambino dallo sfruttamento sessuale.
36.Gli Stati devono mettersi d’accordo per evitare il rapimento, la vendetta o il traffico di bambini. 37.Gli Stati devono proteggere il bambino da ogni forma di sfruttamento.
38.Nessun bambino deve essere sottoposto a tortura o punizioni crudeli. Se un bambino deve andare in prigione, deve essere per un motivo molto grave e per un breve periodo. In carcere deve essere rispettato, deve mantenere i contatti con la famiglia e deve essere tenuto separato da carcerati adulti. 39.In caso di guerra i bambini non devono essere chiamati a partecipare se non hanno almeno 15 anni.
40.Se il bambino è vittima della guerra, tortura o sfruttamento deve essere aiutato a recuperare la sua salute.
41.Il bambino che non osserva la legge deve essere trattato in modo da rispettare la sua dignità. Gli Stati devono garantire: che nessun bambino sia punito per cose non punite dalla legge dello Stato; che il bambino accusato sia assistito da un avvocato e sia ritenuto innocente finché non è condannato; che la sua causa sia definita velocemente; che, se giudicato colpevole, abbia il diritto alla revisione della sentenza; che se parla un’altra lingua abbia l’assistenza di un interprete.
42.Gli articoli di questa Convenzione non devono essere sostituiti alla legge dello Stato se questa è più favorevole al bambino.
43.Gli Stati devono far riconoscere i diritti dei bambini sia ai bambini stessi sia agli adulti.
44.Gli Stati devono scegliere dei rappresentanti che si riuniscano periodicamente e controllino se i diritti dei bambini vengono rispettati.

sabato 9 novembre 2013

"Il cuore di un padre"

Stamattina ho letto poche parole da un notissimo racconto biblico (Il figliol prodigo) e meditando le seguenti parole mi è tornata in mente una conversazione avuta qualche anno fa con una mia alunna di appena 7 anni che, mentre ci trovavamo a pranzo, mi ha candidamente chiesto: << Maestra, ma tu quanti papà hai>>? Davanti al mio momentaneo stupore ha precisato: << Io ho tre papà: uno è quello che mi ha fatto, che però non conosco; uno è quello che mi sta crescendo, e un altro è Dio che è il papà di tutti>>! Commossa da tanta semplicità e profondità, allo stesso tempo, ho risposto che io ho due papà. E sono felicissima di averne due. Ecco perchè: <<...mentre egli era ancora lontano, suo padre lo vide e ne ebbe compassione: corse, gli si gettò al collo, lo baciò e lo ribaciò". (Luca 15:20) "Il cuore di un padre è così grande, da amare più persone allo stesso modo. Il cuore di un padre non guarda al sacrificio che deve fare, ma alla felicità di un figlio. Il cuore di un padre ama incondizionatamente. Il cuore di un padre si appaga con il sorriso di un figlio. Il cuore di un padre guarda al futuro con gioia. Il cuore di un padre batte forte per amore o per dolore. Il cuore di un padre non smette mai di sperare. Il cuore di un padre trova una soluzione. Il cuore di un padre si dona completamente ai propri figli ...così come fece Dio con noi...il Suo cuore batteva forte per amore nostro..." (Citaz.) Pienamente felice di avere due papà...dedico questa piccola riflessione a tutti i papà!

giovedì 7 novembre 2013

Halloween

Con l’approssimarsi della fine di Ottobre, qualcuno mi ha chiesto se al nido avremmo organizzato “qualcosa” per la festa di Halloween. Prendo spunto da questa richiesta per condividere il mio pensiero in merito a questa festa commerciale che l’Italia ha adottato ormai da anni e che si anticipa sempre di più. Indipendentemente dal dato di fatto che non è una festa made in Italy e che, da cristiana, non ne condivido i festeggiamenti per via del significato più profondo, ho sempre sostenuto che nella fascia d’età 0-6 anni i bambini abbiano bisogno di coccole, carezze, serenità e non di mostri che alimentano paure e timori. Durante questa tenera età (0-3 anni) le esperienze lasciano un tratto indelebile nella vita di ogni bimbo. E’ compito di noi adulti di riferimento fornire ai bambini quante più esperienze che possano lasciare un’impronta positiva nella loro vita. L’amore, la gioia, il sentirsi accolti e accettati innalzano attorno al bimbo una barriera di sicurezza e comfort che lo aiuta a crescere cosciente della propria autostima con la consapevolezza che gli adulti di riferimento si adoperano per creare quell’ambiente sano di cui ha bisogno per poter sviluppare tutte le sue potenzialità. Arriveranno presto momenti di confronto con realtà meno ovattate del nido (che per sua caratteristica deve essere luogo di crescita, caldo e accogliente fino a quando il piccolo non è in grado di spiccare il volo da solo); ma per il momento preferisco fornire a questi “pulcini” un mondo in cui streghe, mostri, scheletri e vampiri non sono ammessi! Per questo e, per altri motivi che sarebbe difficile racchiudere in poche righe credo che sia inopportuno festeggiare Halloween al nido. Propongo, invece, di introdurre una giornata alternativa durante la quale anziché festeggiare le tenebre e i mostri si ricordi l’arcobaleno, il sole, la tenerezza legata a questo magnifico arco di tempo che è l’età del nido. Un giorno in cui i protagonisti non saranno la paura e lo scherzo, ma l’affetto, la dolcezza, l’amore, i bambini. Per loro, per noi e per rendere questo 31 Ottobre un po’ meno buio! Noi festeggeremo insieme un giorno di dolcezza, di coccole, di canzoncine e storie che ricordano l’affetto e le attenzioni di tutte le persone che avvolgono in un caldo abbraccio ogni bambino… “I BAMBINI IMPARANO QUELLO CHE VIVONO” D. Law Nolte

domenica 13 ottobre 2013

Tempo, attenzione e rispetto

Tre parole che, negli ultimi tempi, sono in via d'estinzione. Tempo:sempre meno quello che abbiamo e che possiamo dedicare agli atri (adulti o bambini che siano). Attenzione: ne resta forse un briciolo verso le cose che davvero ci appassionano, altrimenti la superficialità la fa da padrone! Rispetto: parola che amo ma che sta diventando obsoleta. Queste tre parole sono alla base di ciò che un Counsellor offre a quanti si rivolgono a lui o lei per instaurare una relazione di aiuto. Spesso in momenti di crisi personale, quando attraversiamo periodi difficili o ci troviamo in situazioni ingestibili, un aiuto esterno ci permette di vedere il problema da una prospettiva diversa dandoci modo di fissare l'attenzione sugli obiettivi necessari per la risoluzione di esso. Mi piace pensare al Counsellor come ad un Facilitatore che aiuta i propri clienti a gestire in modo migliore i problemi facendo leva sulle risorse personali di ciascuno. Per questo motivo, non si tratta di uno specialista delle risposte e non possiede la soluzione al problema esposto dal cliente, ma favorisce l'esplorazione delle risposte possedute da quest'ultimo. Una figura trascurata nel tempo, forse sottovalutata ma che in momenti particolari, sa dire la cosa giusta al momento giusto, utilizzando sapientemente quell'arte "maieutica", tanto decantata da Socrate, che fa venire alla luce soluzioni alle più disparate situazioni. Per saperne di più visitate il sito del Dott. Emanuele Di Maio, un bravo professionista della realazione d'aiuto, che può portarvi alla scoperta di questa preziosissma attività! http://professionistadellaiuto.webnode.it/

sabato 27 luglio 2013

Lo sviluppo del legame di attaccamento

Lo sviluppo nel legame di attaccamento si vede nella distanza fisica che il bambino è disposto a sopportare dalla figura di attaccamento. Al parco i bambini giocano liberi, ma la distanza fisica che il bambino accetta dalla madre aumenta in proporzione all’età. La distanza fisica è dunque una misura del grado di attaccamento ed esiste anche per la madre.

Importante, per un sano sviluppo psicofisico del bambino, è sviluppare un attaccamento sicuro, ma esistono diverse tipologie e stili di attaccamento che sono state rilevate attraverso un test che permette di vedere come il bambino reagisce in un luogo a lui estraneo quando la madre si allontana e poi ritorna.

Diversi psicologi hanno osservato il comportamento dei bambini in situazioni di riunione dopo una separazione dalla figura di attaccamento. Da un sistema di codifica (Main e Cassidy 1999), dopo l’osservazione di bambini di 3-4 anni sono state identificate quattro modalità di attaccamento:

1) Sicuro

2) Insicuro-evitante

3) Insicuro-ambivalene

4) Insicuro-disorganizzato

Le diverse tipologie di attaccamento sono legate agli antecedenti di attaccamento che dipendono dal carattere della madre e dalle sue reazioni all’ambiente psico-sociale, economico e alle condizioni familiari, nonché al temperamento dei bambini. I bambini difficili possono creare disagio alla madre che, innervosendosi, non crea un buon attaccamento.
Un altro elemento da tener presente è l’attaccamento che la madre ha avuto verso i propri genitori: si parla in questo caso di modello operativo interno. La madre ha un’idea dei legami affettivi in base alla propria esperienza, ha un modello mentale, un prototipo delle relazioni di attaccamento successive. La teoria dell’attaccamento ipotizza, infatti, una continuità dell’attaccamento nel tempo, tramite questi modelli mentali, allora l’idea di relazione affettiva che si forma nell’infanzia condiziona poi tutti i rapporti futuri.
Non sempre però è così perché le esperienze di vita possono comunque modificare il modello operativo interno e perché si dispone della capacità di riflettere sulle proprie relazioni affettive.

Gli effetti positivi dell’attaccamento sicuro sono riscontrabili in diversi ambiti:


 Cognitivo: il bambino parla meglio, è bravo a scuola, è predisposto a successi scolastici e affettivi.

 Delle relazioni sociali: ha un adattamento migliore alle diverse situazioni della vita.

Studi transculturali su diverse popolazioni hanno dimostrato che  le modalità educative e culturali influiscono sugli stili di attaccamento: negli USA prevale l’attaccamento sicuro, mentre in Germania predomina l’attaccamento insicuro-evitante. Questo perché ogni cultura ha una propria idea della relazione madre-bambino.
  Per approfondimenti e info posta un commento!

venerdì 26 luglio 2013

Liebster Blog Award

Liebster Blog Award





Ringrazio di cuore Vale Ferri di  http://educhiamo.blogspot.it/ che ha conferito a bimbi & company il Liebster Blog Award, che permette di dare visibilità ai blog seguiti da meno di 200 membri. Una volta ricevuto il premio e risposto alle domande, si gira il questionario alle 11 blogger a cui si sceglierà di dare il LBA.


Grazie mille Vale!!!
ECCO LE DOMANDE:

•Qual è il tuo colore preferito?

•Qual è la stanza della casa che preferisci?

•Sai usare il pc?

•Sei sposata?

•Quale cartone degli anni 80 preferivi?

•Cosa ti piacerebbe ti regalassero il prossimo compleanno?

•Mare o Montagna?

•Il tuo gelato preferito?

•Di che colore hai i capelli?

•E gli occhi?

•La tua canzone preferita?

E DI SEGUITO LE MIE RISPOSTE:
•Blu
•Camera da letto

•Sì

•Si
•Candy Candy
•Un viaggio

•Mare e montagna
•Nocciola e cioccolato
•Castano chiaro

•Verdi
•...Troppe per scriverne una

E ora ecco le 11 blogger da me scelte e seguite

1.Nadia di Nell'educazione un tesoro http://educhiamo.blogspot.it/

2.Stella di Una Stella tra i fornelli http://unastellatraifornelli.blogspot.it/
3 Home Made mamma  http://homemademamma.wordpress.com/
4.Bambini http://bambinizerosei.blogspot.it/

5.Chiara Maci di Sorelle in pentola (anche se avrà certamente più di 200 membri) http://www.sorelleinpentola.com/
6.Emporio 74  http://emporio74.blogspot.it/

7.Ile e Gy di Dire fare giocare. Il blog della classe verde  http://laclasseverde.blogspot.it/

8.Natty e Elisa di Mille idee da fare al nido  http://milleideedafarealnido.blogspot.it/

9.Flavia di Sogni e Creazioni http://sogniecreazioni.blogspot.it/
10.Blogmamma  http://www.blogmamma.it/
11.Non solo mamma http://www.nonsolomamma.com/



sabato 1 giugno 2013

Per dire addio al pannolino ...

Innanzi tutto bisogna sfatare il mito delle nonne che raccontano di aver messo sul water il proprio figlio all’età di 8 mesi. In realtà il fatto che il bambino facesse pipì era una pura coincidenza! Perché sia autonomo un bambino dopo 18 mesi dovrebbe essere:

  • trovato asciutto dopo il sonno,

  • messo immediatamente sul vasino in modo che, sentendo la vescica piena, abbia la sensazione di sollievo che la fuoriuscita di pipì provoca.

Il successo dell’addestramento al vasino non dipenderà solo da quanto sia pronto il bambino, ma anche da quanto lo siate voi. Talvolta i bambini sono pronti, ma gli adulti vivono come un incubo questo momento generando ansia nei piccoli. Non è pertanto, consigliabile iniziare l’addestramento nel caso in cui non abbiate il tempo per dedicarvi al cento per cento a tale compito. Per far si che il passaggio dal pannolino al vasino avvenga in modo rapido e con successo è molto importante essere mentalmente sereni in modo da potersi concentrare per il tempo necessario alla riuscita del compito. Con un atteggiamento positivo e, se il momento è quello giusto, dovreste riuscire nell’impresa in una settimana.



E ancora ...
  • Quando cominciare ...
  • ...e cosa serve
  • L'importanza della motivazione.
  • Come fare durante i primi giorni.
  • Pipì a letto, regressione e paura della popò.
  • Consigli pratici.
  • Bibliografia e testi consigliati
Tutto questo e altro ancora al seminario (online)
"Per dire addio al pannolino ... addestramento al vasino".



sabato 25 maggio 2013

Quando arrivano i primi capricci …

L’età dei capricci comincia proprio intorno ai due anni ed è assolutamente fisiologica: il bambino usa in queste occasioni il massimo  della sua potenzialità fisica (urla,scalcia, morde,graffia, tira i capelli, trattiene il fiato e diventa viola), però non lo fa mai con intenzioni cattive ma solo perché non sa esprimersi in un altro modo. In generale, i bambini iniziano a fare i capricci, in modo consapevole, dopo i due anni, cioè quando il loro sviluppo cognitivo permette di iniziare a distinguere 'io' e tu e a sperimentare alcune abilità importanti: nel linguaggio, nel movimento, nella manipolazione di oggetti, nel controllo autonomo di diverse funzioni. In questa fase i bambini hanno bisogno di esplorare anche oltre i limiti che noi vorremmo imporre. Spesso dunque certi comportamenti sono il loro modo di testare fin dove possono spingersi, fino a dove si è allargato il loro potere, soprattutto nei nostri confronti. Noi li chiamiamo capricci e possiamo citarne una gamma molto ampia: quando un bambino rifiuta di mangiare, quando non si vuole vestire, quando non si vuole mettere le scarpe, quando non le vuole allacciare, quando non vuole restituire il giocattolo di un altro bambino, quando non vuole alzarsi da terra, quando non vuole sedersi nel seggiolino, e chi più ne ha più ne metta.

La lista potrebbe essere lunghissima, ma il punto fondamentale per ogni genitore è capire che con i capricci i bambini cercano di dire qualcosa.

Stanchezza, sonno e fame, arrivo della febbre o di una malattia esantematica, richiamo di attenzioni, reazioni a divieti e regole eccessive, bisogni di tipo psicologico, competizione o gelosia nei confronti di un fratello o sorella, richiesta di aiuto per cause esterne, genitori troppo stressati, sono queste le cause principali dei capricci.

Quando un bimbo esplode in capricci, papà e mamma devono tenerne conto: la parte emozionale del cervello infantile è in via di sviluppo. E pertanto, ancora incapace di svolgere appieno la funzione di controllare la loro emotività.
Il caso tipico è quello che la letteratura anglosassone riassume con la parola latina “tantrum”. Si tratta del classico circolo vizioso in cui il bambino parte con un capriccio di cui diventa esso stesso vittima.

La manifestazione isterica del capriccio prende il sopravvento sulla causa iniziale, e ad alimentare pianti e grida è adesso la perdita del controllo della situazione da parte del bambino stesso. In una progressione sempre più disperata. Sono le situazioni più critiche, in cui ogni tentativo di intervento, sia esso dolce oppure deciso, pare avere il solo effetto di amplificare gli effetti, anziché placarli. Se la perdita di controllo è il problema che sempre più spesso si verifica, ecco alcune semplici regole per superarla:

Mantieni sempre la calma. Non urlare altrimenti il bambino si agiterà di più. Ricorda che per i piccoli non è facile ricomporsi.

Mantieni le posizioni: se il piccolo capisce che prima o poi cederai è la fine. Mantieni il punto! Se è NO deve essere NO! Sposta l’attenzione su qualcosa di diverso, magari di più rilassante da fare insieme.

Ignoralo. Se non si mette in una situazione di vero pericolo, non reagire. E' la chiave per eliminare un comportamento indesiderato.

Evita di dilungarti in lunghe spiegazioni del perché non deve fare una cosa.

Attenzione alla stanchezza! Se osservi bene noterai che i tantrums avvengono quando il bambino è stanco. Quando lo vedi arrabbiato o nervoso, fagli fare un pisolino o proponigli un’attività rilassante (coccolandovi sul divano o sul letto, leggendo una favola, ecc.)

Dedicagli del tempo. Spesso i bambini hanno i tantrums perché vorrebbero la nostra attenzione. Quando un bambino ha bisogno di stare un po' con la mamma o con il papà, spesso il tantrum diventa il suo modo per dircelo.

Cerca qualcuno che possa darti il cambio quando senti di non farcela: è fondamentale perché i tantrums esplodono maggiormente quando si è stanchi o occupati.

Sforzati di capire e interpretare il capriccio e ricorda SEMPRE chi è l’adulto.

Non tirare la corda. Se tuo figlio è già stanco non andare in giro per comprare “altre due cosette”, altrimenti il tantrum è assicurato!

Dimostra il tuo amore. Una volta passato il momento critico dimostra che gli vuoi bene e lo capisci.

Parla! Magari pensi che sia difficile che a 18-20 mesi ti capisca, ma il tono della voce, l’espressione del tuo volto e il modo in cui spiegherai perché non deve avere quelle reazioni lo aiuteranno a comprendere.



Per approfondimenti, richieste o consulenze lascia un post!

sabato 11 maggio 2013

Auguri a tutte le mamme, ma soprattutto alla mia!

Ricordando i preparativi per la festa della mamma quando ero bambina, mi viene subito in mente questa deliziosa canzone dello Zecchino D'Oro che ancora una volta oggi dedico alla mia  mamma con tanto amore!


Ho fatto un mazzolino,

coi fiori del giardino,
li ho colti stamattina,
insieme al mio papà.

Sono i fiori per la tua festa,
cara mamma eccoli qua.

Una rosa perchè ti voglio bene,
una viola perchè sarò ubbidiente,
un papavero, non so perchè,
un non ti scordar di me.

Un mughetto insieme ad un gelsomino,
da quest’oggi sarò sempre più buono,
una primula vuol dire che,
il primo pensiero sei per me.

Qualche ciclamino,
perchè dimentichi che sono biricchino,
un girasole, una margherita,
perchè tu sei il fiore della vita.



giovedì 22 novembre 2012

LA SETTIMANA DEI DIRITTI DEI BAMBINI

Prima che la settimana dei diritti dei bambini finisca vorrei lasciare una poesia per ricordare con affetto tutti bambini stranieri che ho incontrato in questi anni di insegnamento.

IL TRENO DEGLI EMIGRANTI

Non è grossa, non è pesante
la valigia dell'emigrante ...
C'è un pò di terra del mio villaggio,
per non restare solo in viaggio ...
Un vestito, un pane, un frutto,
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l'ho portato:
nella valigia non c'è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuole venire.
Lui resta, fedele come un cane,
nella terra che non mi da pane:
un piccolo campo, proprio lassù ...
Ma il treno corre: non si vede più


G.Rodari -Filastrocche in cielo e in terra-

sabato 6 ottobre 2012

Se i bambini vivono con l'ostilità, imparano a combattere

Vivere in un'atmosfera aggressiva fa sentire i bambini vulnerabili. Alcuni reagiscono diventando violenti, altri hanno paura di litigare ed evitano ogni tipo di conflitto, persino quelli più lievi. Tutti questi comportamenti possono facilmente essere osservati durante la ricreazione in una qualsiasi scuola elementare. Un modello di comportamento aggressivo in famiglia insegna ai bambini che azzuffarsi è una necessità, che la vita è una battaglia o che sia sempre necessario combattere per sopravvivere. Il modo in cui i genitori e gli altri adulti di riferimento risolvono i conflitti e affrontano le crisi è sotto gli occhi dei bambini che così imparano come comportarsi in situazioni conflittuali: con aggressività o con dialogo e propositi costruttuvi.
Anche i bambini, come gli adulti, hanno il diritto di riconoscere ed esprimere i loro sentimenti, rabbia compresa. Questo non significa però che abbiano il diritto di fare male agli altri o danneggiare le cose. Alcuni comportamenti aggressivi come botte, calci, morsi e spinte, non sono tollerabili e dovrebbero essere puniti. I più piccoli, in particolare, hanno bisogno di aiuto per imparare ad esprimere i sentimenti con le parole più che con le azioni.; ma il modo in cui gli adulti affrontano i sentimenti di impazienza, ostilità e rabbia è un esempio molto più efficace  delle parole. Per la maggior parte delle persone i sentimenti di ostilità vanno e vengono come il brutto tempo. E' facile considerare la frustrazione come qualcosa che capita e su cui non si ha nessun potere, proprio come il tempo. Se invece, si riuscisse a capire le reazioni, si potrebbe cominciare a riflettere su come viene favorito il loro insorgere. Quanto più si riesce a tenere a bada la rabbia in modo fantasioso e costruttivo, tanto più alta è la probabilità che i sentimenti di ostilità non portino a scontri diretti e distruttivi.
E' estremamente importante affrontare questi sentimenti al loro insorgere, prima che diventino impetuosi.  E' molto più semplice, infatti, contrastare l'irritazione che la rabbia in piena. In quest'ottica diventa essenziale dimostrare ai bambini che la rabbia non è un nemico che bisogna ignorare, o a cui bisogna opporre resistenza, ma una sorta di energia da trattare in modo creativo. 

Cosa ne facciamo di questa energia e come la indirizziamo, è importante per gli adulti, per i bambini e per la salute e il benessere della famiglia. 

("I bambini imparano quello che vivono" di D. Law Nolte)

martedì 2 ottobre 2012

FESTA DEI NONNI

I nonni sono un grande tesoro: lo scrigno prezioso dei ricordi più belli, il porto sicuro dove ancorare le navi ancora incerte dei nostri bambini.

venerdì 14 settembre 2012

Inserimenti: pensieri liberi.

Settembre è iniziato da quindici giorni e con esso anche il nido e gli inserimenti di bambini che per la prima volta si staccano dai genitori e di famiglie che per la prima volta affidano i loro figli ad estranei. Comprensibili ansie e dolori da separazione, soprattutto per quelle mamme che hanno trascorso più tempo con i loro cuccioli; ma talvolta ci si imbatte in situazioni davvero grottesche. Mamme che dovrebbero confortare i propri figli e invece piangono singhiozzando mentre le educatrici cercano di prendere i piccoli dalle loro braccia, papà che telefonano quattro o cinque volte al giorno per chiedere di controllare se il numero di telefono lasciato sia corretto, nonne che non vedono l'ora di liberarsi le braccia, e poi le richieste più disparate. C'è chi chiede di sapere la marca dell'olio o dell'acqua utilizzati dalla cucina del nido, c'è chi arriva con buste piene di giochi perchè solo "quelli" riescono a calmare il bambino, c'è chi decide che il primo giorno è quello adatto per togliere il pannolino e lasciare il ciuccio! Soprattutto ci sono tante famiglie che rifiutano l'inserimento pensando che hanno ormai finito le ferie disponibili e non sanno a chi lasciare i pargoletti! Tutto questo senza mai pensare davvero con la testa del bambino che si ritrova improvvisamente catapultato in un ambiente con orari, abitudini, regole e persone totalmente diverse da quelle che conosce. Dopo uno o due mesi trascorsi in famiglia rientrano anche i bambini che già frequentavano l'anno precedente. I genitori di questi ultimi sono più fiduciosi e si aspettano rapidi progressi, senza considerare che trenta o sessanta giorni trascorsi insieme sono più che sufficienti per rinsaldare il legame di attaccamento naturalmente presente tra madre e figlio. Così tra i pianti dei bambini di 16 mesi ancora allattati al seno che improvvisamente si ritrovano senza mamma, senza seno, senza ciuccio, senza latte e le ansie (talvolta estremamente ingiustificate) dei genitori, si parte con questo nuovo anno educativo. Le giornate sono pesanti, i bambini assorbono tutte le nostre energie. Poi non si lavora solo con loro e quando anche l'ultimo è andato via (si spera in orario) si comincia con il ripristino delle stanze, si rimettono a posto tutti i giochi, si sterilizzano i ciucci, si scrivono le cose essenziali accadute in sezione durante la giornata. Si arriva a casa provati, sperando che domani sia un giorno migliore! Poco alla volta poi avviene il grande passo: i bambini si tranquillizzano e con loro anche i genitori. Le educatrici si rasserenano e con loro anche assistenti, responsabili e tutte le altre figure che ruotano attorno ad esse. Giorni di fuoco che sembrano infiniti, che passano via e vengono dimenticati con la stessa rapidità con cui trascorrono le vacanze estive. Sopravvivere con pazienza e passione a questi giorni di confusione e pianti di disperazione è come affrontare un particolare "battesimo di fuoco"!

domenica 13 maggio 2012

AIUTACI AD AIUTARE!!



Se vuoi aiutarci ad aiutare i bambini più disagiati puoi farlo con una semplice firma, destinando il 5 x mille alla Cooperativa sociale onlus "Asilo L'isola che non c'è" C.F. 09231251001



La tua firma è un piccolo gesto che può trasformarsi in un grande aiuto!

Seminario per mamme e papà... e addetti ai lavori

Addio al pannolino.....addestramento al vasino!


Tecniche e metodi per riuscire serenamente a dire addio al pannolino senza ansie e frustrazioni.


Relatrice: Rosalinda Papale (responsabile asilo nido)

Lunedì 28 maggio 2012 dalle 17,30 alle 19,00


presso il nido "L'isola che non c'è" in Via Petritoli n. 51 Roma (zona Colle Salario)

per raggiungerci vedi mappa su http://www.asiloisola.com/


Per info 06/8815464 o contattaci sul nostro profilo Facebook "L'isola che non c'è"

asiloisola@libero.it

domenica 1 maggio 2011

Consigli per i cuccioli 1-3 anni

Adattate il vostro comportamento alle capacità dei bambini!





Quando ponete un limite, organizzatevi in modo che il bambino non si trovi di fronte all'oggetto proibito. Dategli un'alternativa interessante e controllatelo da vicino per evitare ostilità e capricci inutili.





Quando dite "no" e vietate qualcosa non pensate che il bambino voglia sempre e comunque trasgredire. I più piccoli faticano a capire che il divieto dell'adulto vale nel tempo e in diverse situazioni. Perchè possano davvero registrarlo, hanno bisogno di sentirsi ripetere l'ordine con una certa regolarità.